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Ma ormai si era creato il presupposto con le idee e con
la stampa per una rivoluzione di massa. I moti del
'48, capeggiati da Giuseppe La Masa a Palermo, dilagarono
per tutta la Sicilia: fu costituito un governo
provvisorio, venne data vita al parlamento e si provvide
ad un esercito che potesse contrastare un ritorno armato
dei Borboni, Per un anno e mezzo i Siciliani godettero
della loro indipendenza; ma al la fine, il 15 maggio
1849, le truppe del generale Filangeri entravano a
Palermo. La restaurazione borbonica fu travagliata
da cospirazioni che ne minavano l'attività come quella
di Nicolò Garzilli (1850), come gli arresti di Salvatore
Spinuzza e di Francesco Bentivegna (1853), come la
spedizione da Malta promossa da Giovanni Interdonato.
Ma già gli esuli siciliani avevano acquistato alla causa
dell'isola lo stesso Mazzini, mentre all'interno
cresceva la febbre rivoluzionaria. La spedizione
garibaldina del 1860, con lo sbarco a Marsala, la
vittoria di Calatafimi, l'ingresso a Palermo e la
conseguente liberazione di tutta l'isola, fu il momento
magico delle attese dei Siciliani. La dittatura di
Garibaldi, le sue riforme e l'annessione portarono la
Sicilia nell'ambito dell'unità d 'Italia.
Da allora la storia dell'isola è rimasta dissolta in
quella più vasta dell'Italia, alla quale l'isola ha dato
uomini politici come Francesco Crispi, Michele Amari,
Vittorio Emanuele Orlando; ed uomini di cultura che vanno
da Giovanni Verga sino al Tomasi di Lampedusa ed a Quasimodo.
Dopo la seconda guerra mondiale, che nell'isola ha
lasciato ferite ancora non sanate, e dopo la
proclamazione della repubblica italiana, nel 1947 la
Sicilia ha visto soddisfatte le sue aspirazioni
autonomistiche con la concessione di un'autonomia
regionale con a base uno Statuto speciale, che ha posto
in sintonia i valori dell'unità con quelli
dell'autonomismo.
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