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da continua
L'ondata riformistica non s'interruppe col passaggio di
Carlo sul trono di Spagna alla morte di Ferdinando VI
(1759) e con la cessione del regno delle due Sicilie al
figlio Ferdinando, perché in Sicilia giunse come
viceré Domenico Caracciolo, un innovatore
intelligente, seguace delle teorie illuministiche
francesi. Egli, in fatti, attuò riforme contro i
privilegi del baronaggio e soppresse il famigerato
Tribunale dell'Inquisizione (1782). Ma l'epoca del
Caracciolo fu anche quella in cui si andò aggravando il
distacco della Sicilia da Napoli, con contrasti che
investirono la stessa monarchia borbonica, che non poteva
a sua volta tollerare le spinte autonomistiche siciliane.
La reazione nell'isola poggiò su un ambiente culturale
che si permeava delle idee di progresso politico, sociale
ed economico e che faceva leva sulla vecchia tradizione
indipendentistica siciliana.
Se, infatti, i principi della rivoluzione francese
trovarono vivaci resistenze, tuttavia il giacobinismo
penetrò nell'isola attraverso la massoneria. Ne fu
esempio la congiura, soffocata nel sangue, di Francesco
Paolo Di Blasi, che avrebbe dovuto rovesciare la
monarchia e proclamare la repubblica (1795).
La delusione per l'atteggiamento di re Ferdinando permase
anche quando per due volte il monarca napoletano fu
costretto dagli avvenimenti a rifugiarsi in Sicilia: nel
1798, quando venne proclamata la repubblica partenopea, e
nel 1806 dinnanzi al pericolo napoleonico. Ferdinando,
infatti, piuttosto che esaudire i desideri autonomistici
dei Siciliani, si servì dell'isola solo per la
riconquista del Napoletano.
Tuttavia, con l'appoggio inglese ed in particolare di
lord Bentink, la Sicilia ottenne una Costituzione, esemblata
sul modello inglese da Paolo Bàlsamo, che venne
approvata dal parlamento il 19 luglio 1812 e sanzionata
dal re il 10 agosto. Il testo costituzionale ribadiva
l'indipendenza della Sicilia da Napoli, la distinzione
dei tre poteri e definiva il parlamento bicamerale, con
una Camera dei Pari ed una dei Comuni. Ma la costituzione
venne rinnegata da Ferdinando quando il Congresso di
Vienna (1816) gli confermò la corona delle due Sicilie.
Il malcontento antiborbonico si configurò nella
penetrazione della Carboneria in Sicilia, diffondendosi
nella borghesia e nel clero. I moti del '20 furono
repressi con la forza militare; così che il ripristino dello
assolutismo portò ad una intensificazione
dell'azione dei carbonari. La sollevazione capeggiata da
Domenico Di Marco e le altre di Siracusa e Catania,
scoppiate durante il colera del 1837, non ebbero esito e
furono soffocate dal generale Del Carretto.
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