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da continua
La rivoluzione del Vespro, scoppiata a Palermo il 31
agosto 1282, determinò ben presto lo sterminio
dei francesi e la cacciata de gli Angiomi dall'isola.
Al proprio sovrano i Siciliani scelsero Pietro III
d'Aragona, che aveva sposato Costanza figliola di
Manfredi. Su questo diritto nasce, nel 1296, quando
Giacomo II diventa anche re d'Aragona, la elezione a re
di Sicilia del figlio minore di re Pietro, Federico III
(1296-l337).
Con questa scelta si aprì un lungo periodo di guerre
continue col regno angioino di Napoli e, alla fine, la
guerra civile, scatenata nell'isola dalle grandi famiglie
baronali, quali i Chiaramonte, Ventimiglia, Rosso,
Alagona, Peralta ecc.
Il processo di declino del
regno aragonese di Sicilia che investe i regni di Pietro
II (1337-1342), di Ludovico (1342-1355) e di Federico IV
(1355-1377), trovò il suo sbocco in una riconquista
aragonese dell'isola, che venne realizzata da Martino
l'Umano, per conto del figlio, anche lui di nome Martino,
al quale era stata data in moglie la regina Maria, erede
del quarto Federico.
Martino il Giovane (1392-1409) ebbe a sostenere
una lunga lotta contro l'indomabile baronaggio siciliano
ed, alla fine, perdette la vita in Sardegna, dove si era
recato, per conto del padre re d'Aragona, a domare
un'ennesima sollevazione dei Sardi.
Era rimasta in
Sicilia a tenere il potere come vicaria, Bianca di
Navarra, seconda moglie del giovane Martino. E contro
di lei, alla morte di Martino il Vecchio, che era
succeduto al figlio in Sicilia (1410), si era scatenato
il grande ammiraglio del regno, Bernardo Cabrera.
La nuova guerra civile, che travagliò l'isola per alcuni
anni, fece scadere il regno a viceregno, quando sul trono
d'Aragona venne eletto, a Caspe, Ferdinando d'Antequera.
Bianca venne richiamata alla corte iberica ed in Sicilia
fu inviato come viceré Giovanni duca di Penafiel.
Per
evitare pericoli autonomistici dei Siciliani, Alfonso
V il Magnanimo (1416-1450) diede inizio ad una
serie di viceré scelti da lui con oculatezza. Re
Alfonso, che fu in Sicilia nel 1320, nel suo viaggio alla
conquista del regno napoletano, seppe sfruttare con
spregiudicatezza le risorse finanziarie dell'isola in
favore della sua politica mediterranea e, soprattutto, di
quella italiana.
Nell'isola, al vecchio baronaggio decimato dagli esili o
messo a terra da patrimoni le cui rendite non potevano
andare dietro alle spese di una vita condotta sui modelli
spagnoli, subentrò la scalata dei grandi banchieri e
dei grandi professionisti: Ajutamicristo, Alliata,
Requesens, Abatellis, Speciale, ecc.. si
nobilitarono con matrimoni che li posero al vertice della
nuova aristocrazia.
Con la morte del Magnanimo si aprì
l'epoca spagnola, dato che il re napoletano volle che i
due regni di Sicilia venissero divisi e che quello
isolano fosse unito alla corona d'Aragona. Era anche il
momento in cui maturava la grande Spagna dei re
Cattolici; era l'età delle grandi scoperte geografiche e
scientifiche; era il tempo in cui, con Maometto II ed i
suoi successori, la potenza turca partiva alla conquista
dell'Occidente.
In questi nuovi equilibri
politico-militari, la Sicilia venne ad assumere una
posizione strategica di grande rilievo, considerata come
antemurale contro l'aggressione ottomana.
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