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Né meno intensa fu l'attività in campo letterario e
scientifico: da Idrisi si va a Nilo doxapatrios, da
Aristippo all'emiro Eugenio, da Romualdo Salernitano al
così detto Falcando, a Pietro da Eboli, tutti
collaborarono ad rendere illustre il regno siciliano ed a
porlo, per impostazione ed interessi, in competizione con
la cultura contemporanea. Traduzioni dal greco e dal
l'arabo riportarono in Occidente Tolomeo e Platone.
Il declino del regno normanno aprì le porta alle
aspirazioni imperiali degli Svevi. Il matrimonio di
Costanza d'Altavilla con Enrico VI, figlio
dell'imperatore Federico Barbarossa, consentì la discesa
in Sicilia di Enrico, la sua incoronazione a Palermo e lo
sterminio degli ultimi discenti della dinastia normanna
siciliana.
Ma il marito di Costanza non poté godersi a lungo il
possesso del regno meridionale, morì, nel 1197,
in una campagna contro i ribelli isolani.
L'età sveva trovò il suo grande esponente in
Federico II (1196 1250), nato da Costanza ed
Enrico. Il nuovo re di Sicilia, che nel 1220 venne eletto
imperatore, fece dell'isola la base della sua politica
imperiale. Nonostante che considerasse la Sicilia, la
"pupilla" degli occhi suoi, non vi soggiornò quasi
mai, impegnato come fu nella lotta contro i comuni
dell'Italia settentrionale e nella politica germanica.
Alla sua morte (1250), il regno meridionale passò al
figlio Corrado IV e, nel 1254, a Manfredi. L'età sveva
ebbe sviluppi impensabili sul piano della giurisprudenza,
della letteratura in latino, delle scienze sperimentali e
della poesia in volgare. Lo stesso Federico
scrisse un trattato venatorio, il "De arte venendi
cum avibus'', che si può considerare una summa sulla
falconeria. E con lui collaborarono Pier delle Vigne,
Taddeo di Suessa, oltre ai noti poeti della ''Magna
Curia".
Alla sua morte, detestata dal papato e dai suoi avversari
europei, la corona venne data a Carlo d'Angiò, fratello
di Luigi IX il Santo, re di Francia. E col
pretendente francese si confrontarono prima Manfredi, che
venne eliminato nella battaglia di Benevento (1266) e
poi il piccolo Corradino, sconfitto a Tagliacozzo e fatto
decapitare dall'Angioino (1268). Ma la dominazione angina
nel regno di Sicilia, che avrebbe dovuto spianare a Carlo
I la via per la conquista dell'impero d'Oriente, fu mal
sopportata dai Siciliani, che non seppero adattarsi
all'arroganza dei nuovi signori.
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