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Nella fase della grande espansione normanna, per la Sicilia si concepì una precrociata che avrebbe scacciato gli infedeli musulmani dal centro del Mediterraneo. 

L'impresa condotta dal più giovane dei fratelli Altavilla, Ruggero,
con l'appoggio del capo carismatico Roberto il Guiscardo, durò trenta anni (1061-1091). Con fasi alterne e con l'appoggio di Ibn Tymnah, alla fine i Normanni entrarono a Palermo (1071), che rimase capitale della contea.

Compito dei nuovi conquistatori fu quello di creare ex nihilo le strutture del nuovo Stato: amministrative, finanziarie, feudali, religiose, approfittando, anzi sfruttando le competenze delle varie etnie presenti nell'isola al momento della conquista.

La Sicilia, infatti, si presentava in quel tempo come un microcosmo, dove abitavano, convivevano e collaboravano latini, greci, arabi ed ebrei.

Con grande intuito e con intelligenza, il gran conte Ruggero (1101) creò uno Stato modello affidando l'amministrazione all'elemento greco, le finanze a quello musulmano, mentre a quello latino toccò l'organizzazione della nuova feudalità, che nasceva con caratteristiche proprie, che correggevano le insofferenze di quel feudalesimo, di tipo francese, che dava instabilità all'Italia normanna continentale. Così pure venne favorito l'elemento ecclesiastico e monastico latino, con la fondazione dei vescovadi e di numerosi monasteri legati ai monaci occidentali; mentre si tentò di rivitalizzare anche il monachesimo greco in Sicilia, che aveva monasteri sopravvissuti alla stessa dominazione musulmana.

L'età normanna in Sicilia significò un irripetibile momento magico, per le conquiste e per le creazioni artistiche e letterarie.

Politica e cultura convissero per il costante impegno di mecenati dei sovrani normanni, che con Ruggero II (1101-1154) avevano ottenuto anche l'incoronazione regia. 

Se in campo dette arti per l'epoca ruggeriana, primeggiano monumenti eccelsi, quali la Cappella Palatina, Maredolce le Cube, le Cattedrali di Palermo e di Cefalù, i successori di Ruggero Il, Guglielmo I (1154-1166) e Guglielmo II (1166-1189) non furono da meno: la Zisa e la Cattedrale di Monreale, con il Chiostro benedettino, furono gli apporti più importanti. 

Nello stesso tempo, i grandi funzionari del nuovo Stato, come l'Ammiraglio Giorgio d'Antiochia e il primo ministro Maione da Bari, seguirono l'esempio dei loro sovrani e fondarono a proprie spese quei gioielli che sono le chiese di Santa Maria dell'Ammiraglio, detta la Martorana, e San Cataldo.


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