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da continua
Il momento barbarico della Sicilia va dal 440 al 535: da
quando, cioè, il capo dei Vandali, Genserico,
occupata la provincia d'Africa e padrone di una flotta,
impose la sua potenza egemonica in tutto il Mediterraneo
occidentale.
I Vandali, infatti, dominarono sulle grandi
isole, praticamente abbandonate a se stesse dall'impero,
la Sicilia, la Sardegna e le Baleari. Soprattutto le
prime due, col cui controllo Genserico recise le "vene vitali di Roma" dato
che da esse proveniva la massima parte del grano
necessario alla vita della penisola italica e della
stessa Roma.
La Sicilia, pertanto, rimase sotto il dominio vandalico,
sino al 476, quando divenuto Odoacre re del l'Italia, dopo
aver deposto l'ultimo imperatore romano d'Occidente,
Romolo Augustolo, il re dei Vandali gli cedette a certe
condizioni la Sicilia, ad eccezione dell'enclave di Lilibeo.
Dopo l'esperienza
odoacriana, l'isola passò in
mano ai Goti, quando Teodorico il Grande,
subentrò al re degli Eruli nel regno barbarico d'Italia
(495). La Sicilia barbarica vive
un momento di grande tranquillità e di certa
prosperità.
Questa venne interrotta, allorquando Giustiniano,
imperatore d'Oriente, tentò di ricostituire l'integrità
territoriale dell'antico ''imperium romanum".
Conquistato, senza grandi difficoltà l'impero vandalico
d'Africa (534), il generale di Giustiniano,
Belisario, occupò la Sicilia, che gli serviva come base
per la riconquista della penisola italiana.
La campagna
militare per l'occupazione di tutta l'isola fu quanto mai
rapida (535), dato che erano poche le guarnigioni gotiche
e, comunque, non in grado di contrastare l'avanzata del
corpo di spedizione bizantino. L'assedio e la
conquista dal lato mare di Palermo è rimasto
esemplare nella strategia militare del Medioevo.
Così la Sicilia penetrò nell'orbita imperiale e
risentì della politica e della civiltà orientali. Il
graduale dominio bizantino permeò di apporti
orientali la vita isolana, consentendo però una
sopravvivenza dell'elemento latino indigeno.
La presenza
in Sicilia dei funzionari e dei militari imperiali, la
immigrazione di monaci orientali e di uomini dell'area
mediorientale furono determinanti di un cambiamento
cospicuo della facies socio-politica dell'isola.
Vennero create scuole ecclesiastiche e furono coltivati
il canto e le arti del trivio e del quadrivio. In campo
filosofico furono conosciuti Platone ed Aristotele.
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