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la Sicilia è un
crocevia di civiltà che nei secoli si sono affacciate sull'isola
lasciando ogn'una di loro una traccia ancora ben visibile.
la Provincia di Trapani è tra le Provincie di Sicilia quella a maggiore
presenza di siti archeologici.
le Cave di Cusa
Le Cave di Cusa sorgono a circa 3 km dalla località di Campobello di
Mazara. Attive dal 600 a.C. fino al 409 a.C. furono una miniera
inesauribile della materia prima, indispensabile alla costruzione della
città di Selinunte, templi compresi. Abbandonate in piena attività nel
409 a.C. a causa della guerra contro i Cartaginesi, conclusa proprio con
la distruzione di Selinunte, rimasero inalterate fino ai giorni nostri.
Selinunte
Situata su di una spianata alta circa 30 metri s.l.m., Selinunte prende
il nome dal Selinon , il prezzemolo selvatico. Venne fondata da coloni
di Megara Hyblaea guidati dall' ecista Pammilos, nel VII secolo a.C.
Immigrazioni successive di coloni megaresi sicelioti si ebbero sia negli
ultimi decenni del VII sia per tutto il VI secolo fino agli inizi del V.
Selinunte tentò di fondare delle colonie nella Sicilia occidentale
(Eraclea Minoa). Quando, all'inizio del V secolo divampò la guerra fra
Greci di Sicilia e Cartaginesi, che si concluse con la battaglia di
Himera nel 480, Selinunte, stranamente, preferì allearsi con Cartagine.
Ebbe numerosi e forti contrasti con Segesta fino al 409, anno della sua
distruzione avvenuta proprio ad opera dei Cartaginesi. Selinunte così si
trovò sottomessa al dominio dei Punici che la fortificarono e la
ricostruirono, nell'area dove prima sorgeva l'acropoli: i resti
archeologici presentano un abitato misto, punico e greco. Il dominio
cartaginese, durò fino alla I guerra punica.
Cartagine, per difendersi dagli attacchi romani, decise di concentrare
le sue forze a Lylibeo, trasferendovi la popolazione di Selinunte,
distruggendone la città ed abbandonandola alla rovina. Un violento
terremoto, nel secolo X o XI, finì forse per ridurre ad un cumulo di
rovine i monumenti dell'antica città.
Nella seconda metà del XVI secolo, la città fu riscoperta dallo storico
Tommaso Fazello. Nel 1823 gli inglesi intrapresero degli scavi
archeologici.
Motia
Mozia (anche nota come Mothia, Motya e San Pantaleo) è un'isola dello
Stagnone di Marsal. Sull'isola era situata l'antica città fenicia
omonima. L'isola si trova di fronte alla costa occidentale della
Sicilia, tra l'Isola Grande e la terraferma, ed appartiene alla
Fondazione Whitaker.
L'isola si estende per quasi quarantacinque ettari e mostra una forma
quasi circolare; si trova al centro del cosiddetto Stagnone di Marsala,
che dal 1984 costituisce la riserva naturale regionale delle Isole dello
Stagnone di Marsala, racchiusa tra la costa siciliana a nord di Marsala
e l'Isola Lunga.
Sull'isola il livello del mare si è innalzato di circa mezzo metro
rispetto all'epoca fenicia, e quindi parte dei resti archeologici
risulta sommerso. Il sottosuolo è costituito da una roccia calcarea
morbida, friabile, di colore giallo, sormontata da un piccolo strato di
roccia calcarea abbastanza dura.
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